Il mese di maggio, come quello di ottobre, è tradizionalmente dedicato alla Madonna. Il motivo per ottobre è evidente: il 7 ottobre, data della battaglia di Lepanto del 1571 tra la Lega Santa e l'Impero Ottomano, si ricorda la Madonna del rosario, festa inizialmente chiamata Santa Maria della Vittoria. Per quanto riguarda invece maggio bisogna risalire addirittura ad una festa precedente alla nascita di Gesù, che poi i cristiani hanno fatto propria. Nell'antichità greca e romana il mese di maggio era dedicato alle dee della primavera, della fertilità, della maternità, da cui viene la tradizione civile ancora presente in molti Paesi (Europa, Stati Uniti, Giappone, Australia, nel mondo arabo) ricorre in questo mese - proprio come oggi - la festa della mamma. Così la Madonna nella liturgia è celebrata con il simbolo dei fiori. Il Medioevo vede la nascita del Rosario, il cui richiamo ai fiori è evidente nel nome stesso. A qualcuno al solo nome scatta la reazione: «Noooo! è noioso!». Stare a ripetere in continuazione «Ave Maria» è snervante.
Una persona mi ha detto: «La Chiesa deve abbandonare pratiche ammuffite per prendere modi più moderni, magari imparando dalla meditazione buddista o dallo yoga come tanti cercano». Scusate, ma che differenza c'è? Non è la stessa modalità di ripetizione? La recita del rosario non è esercizio di respirazione? Come spesso succede, si cerca altrove quello che si dimentica di avere già in casa. Qualcun altro mi ha obiettato: «Nel 2026 credo che abbia più senso una preghiera di analisi della vita, una entratura sulle dinamiche esperienziali: bisogna mettere un po' in cantina i santi e recuperare gli uomini, bisogna avere meno la testa sulle nuvole e più i piedi per terra». Verissimo, ma è proprio questo il senso originario del Rosario. Ogni buon ebreo - come Maria e Gesù - imparava a memoria i 150 Salmi, composti con la cetra a 10 corde dal Re Davide. 150 sfumature di gioia, di fede, di speranza, di amore, di attesa, di paura, di dolore, di angoscia, di rabbia, di dubbio, di desolazione, di pianto. La Chiesa fa suoi i 150 Salmi nella liturgia delle ore, il cosiddetto «breviario» dei preti con lodi e vespri. San Domenico si inventa una forma facilitata: 150 Ave Maria come 150 sono i Salmi, a gruppi di 10 come le corde dell'arpa, che diventano un Vangelo portabile. Gli schemi dei «misteri» sono 4 come le stagioni della vita, con i momenti della gioia quando la vita è gravida di senso, con i momenti della luce quella normale del solito, con i momenti di dolore con le ingiustizie, le frustate, le spine, le bastonate, le croci della vita e con i momenti della vittoria, della speranza, del bello, del buono. La vita ha i suoi grani e le sue grane, come il rosario. La vita ha la sua ripetitività e i suoi misteri, come il rosario. Spesso ci sentiamo aridi e abbiamo tanto bisogno di rifioritura. Spesso ci sentiamo affannati e abbiamo bisogno di boccate di aria pulita. Spesso siamo nuvolosi e rabbuiati, abbiamo bisogno dell'azzurro del cielo. Come è maggio. Attendiamo fioriture di risposte che non arrivano, attendiamo germogli di promesse che appaiono
vane, attendiamo chiamate di persone che hanno promesso vicinanza e aiuto e sono sparite, attendiamo risultati e invece c'è solo aria fritta.
Mi aiutano a concludere due pagine di letteratura. Alessandro Manzoni ne I promessi sposi descrive il momento più drammatico della vita di Lucia, il rapimento: «Tutti i terrori l'assalirono in una volta e fu vinta da un tale affanno, che desiderò di morire. Ma in quel momento, si rammentò che poteva almeno pregare e le spuntò in cuore come un'improvvisa speranza. Prese di nuovo la sua corona, e ricominciò a dire il rosario e, di mano in mano che la preghiera usciva dal suo labbro tremante, il cuore sentiva crescere una fiducia indeterminata». La seconda è la pagina di una Wislawa Szymborska (1923-2012) poetessa polacca: «Mantenere le distanze dai pensieri tossici e dai sensi di colpa. Non mischiare i sogni con chi non ne ha mai realizzato uno. Coprirsi la bocca per proteggersi da provocazioni e ipocrisie. Far entrare aria pulita e spalancare le vedute strette. Evitare in ogni modo il contatto con qualunquisti perbenisti, con pressapochisti sempre in cerca di una scusa e con quelli adagiati sul divano dei lamenti. Farsi contagiare solo dagli inquieti, dai poeti, dagli acrobati del possibile, da chi non vede l'ora. Se non ne conosci, cercali! Di gente che vuole vivere la primavera è pieno il mondo».

