Nigel Farage, l'impresentabile che nessuno ha visto arrivare

Scritto il 10/05/2026
da Marco Valle

Passata la notte elettorale il Regno Unito si è ritrovato in categoria Noc, ovvero "no overall control", una condizione assolutamente anomala per la patria del bipartismo e dell'understatement. Nei palazzi del potere e nelle interminabili dirette televisive regna ora l'incredulità, lo sgomento misto ad una rabbia diffusa. Eppure i numeri, freddi e solidi, parlano chiaro. Le elezioni amministrative hanno travolto i Laburisti e l'opaco e ormai traballante Keir Starmer soprattutto nell'antico "muro rosso", la fascia elettorale operaia, e nel Galles, storica roccaforte della sinistra. Dopo 27 anni di dominio laburista, il fortino è crollato e persino la premier locale non è stata rieletta. Trionfano i nazionalisti del Plyd Cymru (primi) e, guarda caso, i candidati del Reform Party di Nigel Farage (secondi), vera sorpresa di questa tornata. Almeno apparentemente.

Con buona pace dell'establishment, la clamorosa avanzata di mister Brexit - fu Farage dieci anni fa a determinare l'uscita dalla Gran Bretagna dall'Ue - era ampiamente prevedibile. I 1444 rappresentati conquistati dal Reform nei "Councillors" locali non sono uno scherzo malevolo del destino, ma l'espressione democratica di un malessere profondo che Farage ha saputo interpretare e rappresentare. Il primo segnale arrivò a settembre quando le strade di Londra si riempirono di manifestanti sventolanti le bandiere britanniche e inglesi. Una protesta di massa contro le politiche di Starmer su tasse e sanità e (dato ineludibile) l'immigrazione che i mass media derubricarono a mero folclore razzista. Abbagli che nemmeno il sondaggio del dicembre 2025 dell'Istituto Fin Out Now (Farage era già primo) riuscì a smontare. Il nuovo protagonista della scena britannica intanto si gode la vittoria e celebra "un cambiamento storico nella politica britannica". Non male per un personaggio considerato sino a oggi un perdente, un intruso, un fallito buono solo per comparsate in programmi tv come "I'm a Celebrity" ("L'isola dei famosi british) o a Gb News. Farage, piaccia o meno, è riuscito con la sua pirotecnica personalità - "confesso: sono un bevitore, un fumatore, un donnaiolo" - a rompere gli schemi del politicamente corretto e raccontare la Gran Bretagna più arrabbiata, più delusa, più vera. La Gran Bretagna che abbandona il Labour, umilia i conservatori (gli altri veri sconfitti di questa tornata) e vota convintamente in massa Reform. Prossima tappa Downing Street, segue appuntamento da Re Carlo.