La stanchezza dello Zar per la guerra infinita e le pressioni incrociate. I segnali della svolta

Scritto il 10/05/2026
da Matteo Basile

I quattro anni di battaglie, l’economia in crisi e il fronte interno stanno fiaccando Vladimir

Lo sguardo un po' contrariato e un po' infastidito di Vladimir Putin durante la parata per celebrare la vittoria nella Seconda guerra mondiale dice forse anche più delle sue stesse parole. Dopo anni di retorica, ma soprattutto di guerra, anche lui, probabilmente per la prima volta, è stanco, stufo. «Il conflitto sta per volgere al termine», ha detto. E anche questa è una prima volta. Un inedito. E unendo i puntini, mettendo insieme quell'espressione e quelle parole, probabilmente qualcosa sta davvero cambiando.

Il piano del Cremlino di prendere l'Ucraina in pochi giorni e rovesciare Zelensky è ormai fallito da tempo. La guerra è in fase di stallo da mesi ed è andata avanti ben oltre le previsioni. L'Ucraina è riuscita a difendersi e persino a contrattaccare mettendo ulteriormente in crisi i piani di Mosca. L'economia russa è in grave difficoltà, le sanzioni si fanno sentire e la crisi, specie nelle grandi città come Mosca e San

Pietroburgo «risparmiate» dalle conseguenze del conflitto, è uno spauracchio che lo Zar vuole scongiurare. Con, in aggiunta, le voci di un possibile colpo di Stato che, vere o false che siano, non sono mai un bel segnale per la leadership. Le pressioni dell'Europa, del Vaticano ma soprattutto degli Stati Uniti, con Donald Trump in prima fila nel tentativo di trovare una soluzione negoziale, si stanno facendo insostenibili. Inoltre, quanto sta accadendo in Medioriente, con il regime iraniano in ginocchio, ha privato Mosca di uno dei pochi alleati militarmente credibili, dato che la Cina, impegnata com'è a difendere a difendere le proprie posizioni economiche, si è guardata bene dall'intervenire direttamente in soccorso della Russia. E allora, ecco lo spiraglio.

Certo, dopo quattro anni di morte e distruzione che hanno colpito l'Europa, i rapporti istituzionali sono ai minimi storici e arrivare di colpo alla pace non sarà una passeggiata. Basti pensare che in prima battuta lo Zar ha indicato come possibile mediatore con Bruxelles l'ex cancelliere

tedesco Schroeder, amico personale di Putin e accusato da più parti di essere a libro paga del Cremlino. Ma lo spiraglio c'è ed è evidente che convenga a tutti. Anche perché nonostante la stoica resistenza è chiaro che Kiev non veda l'ora di farla finita. Centinaia di migliaia di morti, città distrutte, la convivenza impossibile con droni e missili che inquietano le notti di civili che nulla hanno a che fare con la guerra sono una realtà ormai insostenibile.

Da tempo Zelensky si è detto pronto a tutto per concludere il conflitto, negando solo la possibilità di un faccia a faccia a Mosca. Servirà un compromesso. Sarà difficile, perché cedere territori non occupati è una condizione inaccettabile per Kiev. Ma se adesso, per la prima volta, arriva un'apertura anche da Putin, che mai prima d'ora ha ipotizzato una fine del conflitto se non alle sue condizioni, l'occasione va presa al volo. Da tutti.