Maxi operazione di soccorso in Val Ridanna, in Alto Adige, dove si è verificata una valanga che ha coinvolto 25 scialpinisti. Il bilancio è di due morti e cinque feriti, di cui tre gravi. L'allarme è stato lanciato alle 11.40. In quel momento numerose comitive si trovavano sul pendio della montagna con la sua vetta a 2.445 metri di quota, poco lontano da un'altra cima, il Tallone Grande. La valanga, con un fronte 150 metri e una lunghezza di alcune centinaia di metri, è partita in prossimità della cima e ha messo in moto praticamente l'intero pendio, che in quel punto è piuttosto ripido, coinvolgendo complessivamente 25 scialpinisti, la maggior parte fortunatamente è stata solo sfiorata e non inghiottita dalla massa nevosa. A questo punto è scattata una maxi operazione di soccorso. Sul posto è giunta un'ottantina di uomini del soccorso alpino Cnsas, Alpenverein e Guardia di finanza, con delle unità cinofile, come anche i vigili del fuoco della zona. Sono stati portati in quota da sei elicotteri, dall'Alto Adige. Sono decollati i tre Pelikan, l'Aiut Alpin e la Guardia di finanza, mentre dall'Austria il Christophorus.
Le due vittime sono Martin Parigger, di 62 anni, di Ridanna, che era la guida alpina di un gruppo di scialpinisti austriaci, e Alexander Froetscher, di 56 anni, anche lui originario di Ridanna, ma residente in Austria. La notizia dei due morti ha suscitato grande apprensione in valle. La più grave dei feriti è una 26enne di Brescia che è stata trasportata alla Clinica universitaria di Innsbruck.
Sono in gravi condizioni anche un turista tedesco e un austriaco. I due feriti lievi sono cittadini tedeschi. Il pericolo valanghe in val Ridanna, come praticamente in tutto l'Alto Adige oltre i 2.000 metri di quota, attualmente è moderato (grado 2 su 5), ma la situazione può velocemente cambiare secondo l'esposizione del pendio e il vento che lungo la cresta di confine spesso soffia, il foehn, noto anche come favonio.
Questo inverno avaro di neve ha comunque registrato un numero piuttosto elevato di vittime a nord e a sud delle Alpi. Solo in Austria sono 26 i morti sotto le slavine. Il motivo è stato quasi sempre il cosiddetto Altschneeproblem, il problema di neve vecchia tradotto letteralmente, conosciuto anche nel mondo dello scialpinismo come neve a lastroni. La neve caduta a inizio inverno si è gelata, per molte settimane non ne è caduta altra, le nevicate di fine stagione non si sono consolidate con quella "vecchia" e così i casi di distacchi. Quella di Cima d'Incendio è stata invece una Grundlawine, una valanga di fondo. Sempre per il mancato consolidamento è venuto giù praticamente l'intero pendio.
Solo pochi giorni fa, il 12 marzo, l'Alto Adige aveva ricordato il decimo anniversario della maxi-valanga di Monte Nevoso, sopra Riva di Tures. Furono sei le vittime della più grave disgrazia sulle montagne altoatesine degli ultimi decenni. Tra le vittime ci fu un ragazzo di 16 anni, inghiottito dalla valanga davanti agli occhi del papà, una giovane infermiera, un alpinista molto esperto, che aveva scalato addirittura il Manaslu, e il direttore generale della Camera di Commercio del land austriaco Tirolo.

