Un sistema difficile da smantellare, perché il sodalizio tra cooperative e amministrazioni rosse è saldo e soprattutto datato. E non è certo un caso che a Bologna, storica città di sinistra, questo legame sia più profondo rispetto al resto d'Italia. Nell'inchiesta ci occuperemo, infatti, proprio di quella che viene considerata una banale sinergia, anche se vedremo che non lo è. L'ultimo episodio in ordine di tempo è il caso Estragon che scoperchia, meglio di altri, il sistema delle relazioni tra la giunta di Matteo Lepore, le partecipate e il mondo cooperativo che da anni dominano la scena romagnola. La Corte dei Conti ha infatti condannato Estragon e il suo legale rappresentante Lele Roveri (insieme a due dirigenti del Comune) a risarcire 66mila euro per danno erariale: Estragon avrebbe partecipato a bandi pubblici senza averne i requisiti. Il Comune, invece, non avrebbe controllato in maniera adeguata. E questo per via dei debiti tributari pregressi e di dichiarazioni considerate false. Su questo caso, FdI aveva presentato un esposto a firma di Francesco Sassone (oggi consigliere regionale), Stefano Cavedagna (oggi europarlamentare) e Manuela Zuntini (ancora consigliere comunale). La risposta della Corte dei Conti è stata netta e certosina e Fdi, con Francesco Sassone e Manuela Zuntini cantano vittoria: "Gli esposti di Fdi risultano fondati e vanno a colpire in pieno la cattiva amministrazione della Giunta Lepore. Ancora una volta la Corte dei Conti certifica come la questione delle risorse pubbliche a Bologna avvenga senza il rispetto delle norme e contro l'interesse della città". Ma anche la Lega, con il suo capogruppo in Comune Matteo Di Benedetto sottolinea come "La sentenza della Corte dei conti sul caso Estragon conferma ancora una volta gravi criticità nella gestione dei contributi pubblici a Bologna, con mancati controlli e risorse erogate in situazioni che avrebbero dovuto impedirlo. Un sistema che troppo spesso sembra ripetersi negli anni".
Anche perché Lele Roveri non è solo al vertice della cooperativa: è il responsabile delle Feste dell'Unità del Pd bolognese. Kermesse che si svolgono nel Parco Nord, dove peraltro Estragon ha sede. Uno spazio che negli anni è stato anche teatro di episodi di cronaca nera e di violenze che hanno scosso la città. Ma quello a cui partecipano il sindaco dem Matteo Lepore, la sua Giunta, le forze di centrosinistra, le cooperative e vari enti bolognesi è un mosaico, per non dire un sistema. Lo spoil system, sotto le torri, è un ottimo affare per molti. Nel mirino, però, ci sono anche salme e cremazione: nel Cda di Bologna servizi cimiteriali, siede l'ex consigliere Comunale del Pd Milena Naldi. Il presidente dello stesso ente è Simone Spataro, sino al 2019 presidente del circolo Arci "La Fattoria". E anche la questione del cimitero bolognese dovrebbe quantomeno insospettire: basti pensare cge il Comune, che agisce tramite Bologna Servizi Cimiteriali, una società di scopo composta in larga parte dalla cooperativa imolese CIMS, sta svolgendo attività di cremazione massiva con lo scopo di incrementare sempre di più i guadagni e di conseguenza di dividendi. Questo è dimostrato dall'incredibile aumento dell'attività di cremazione, che ha lo scopo, dichiarato dell'azienda stessa, di arrivare a 18.000 cremazioni annue. E, ancora, Enrico Di Stasi, segretario provinciale del Pd di Bologna, è il capo di gabinetto del primo cittadino ed è un membro appena riconfermato del Cda di Hera. Elena Leti, ex consigliere comunale di Bologna, ex membro del Cda dell'aeroporto, è stata appena nominata in Bologna Fiera. Poi Katy La Torre: era nel Cda di Bologna Fiere prima alle dimissioni del 2025 (sostituita proprio dalla Leti). Come se non bastasse c'è poi il presidente dell'Interporto di Bologna, Stefano Caliandro, ex consigliere regionale del Pd.
Tutto legittimo fino a prova contraria. Ma la vicenda di Estragon, al netto delle responsabilità individuali, riporta al centro la rete di relazioni politiche, economiche e amministrative attorno alla gestione di risorse pubbliche. Fa però quantomeno specie che in alcuni casi si gridi all'amichettismo e si chiedano chiarimenti, mentre in altri, quando al centro c'è la sinistra, siano pienamente legittimati atteggiamenti quantomeno singolari.