La moschea di Centocelle non s'ha da fare. Dopo aver avuto i sigilli per alcuni mesi, dagli uffici del V Municipio di Roma è arrivata lo stop alla realizzazione del luogo di culto islamico che avrebbe dovuto accogliere 1000 fedeli. L'immobile di piazza delle Camelie di proprietà dell'Associazione Culturale Islamica in Italia, che fa riferimento all'imam Ben Mohamed Mohamed, acquistato con fondi provenienti dal Qatar, non potrà più diventare la seconda moschea più grande di Roma. Nel giugno 2025 sono iniziati i lavori sulla base di un progetto dell'architetto Abbas Khamiss che prevedeva, oltre alla moschea, anche una sala conferenza, una biblioteca e una ludoteca, ma ad agosto il piano interrato è stato posto sotto sequestro dalla polizia locale per abusi edilizi. I sigilli sono stati rimossi solo a gennaio, ma nel giro di poco tempo è arrivato l'ennesimo stop, quello che pone una pietra tombale sul progetto originario e, dunque, sulla moschea. "Sulla vicenda dell'immobile di Piazza delle Camelie (ex mobilificio Gaggioli) emergono elementi amministrativi rilevanti che rendono necessaria la massima chiarezza", dicono il consigliere comunale di Fratelli d'Italia e presidente della commissione Trasparenza Federico Rocca e il consigliere del V Municipio Fabio Piattoni. "Dagli atti ufficiali trasmessi dall'Amministrazione risulta infatti che il titolo edilizio originario è stato oggetto di annullamento parziale, sono state rilevate criticità legate al carico urbanistico e alla mancanza degli standard urbanistici necessari e permane una evidente incertezza sul quadro autorizzativo complessivo dell'intervento", spiegano i due meloniani che in questi mesi hanno incalzato gli uffici competenti per mettere nero su bianco tutte le incongruenze e le irregolarità di questo progetto. "La questione non è ideologica, ma riguarda il rispetto delle regole urbanistiche e la tutela del territorio. Qualsiasi intervento che comporti un significativo afflusso di persone deve essere valutato sulla base della sostenibilità urbanistica e della disponibilità degli standard necessari, concludono Rocca e Piattoni, convinti che i cittadini hanno diritto di sapere cosa si sta realizzando realmente in quell'immobile e con quali autorizzazioni".