- Le Monde ha dedicato un articolo a Jordan Bardella, capo dei lepenisti, che farebbe coppia con un’erede dei Borbone (non sapevo nemmeno ci fossero ancora in giro: che meraviglia). Scrive il quotidiano francese: “Perché Jordan Bardella si è presentato con l’ereditiera italiana di una famiglia ‘reale’, tra le più ricche del jet-set internazionale, durante una festa che ha riunito l’élite parigina martedì 13 gennaio al Grand Palais? Quale messaggio vuole trasmettere il presidente del Rassemblement National mostrandosi davanti alle telecamere con Maria Carolina di Borbone delle Due Sicilie? Si dichiara portavoce di un popolo dimenticato e di una Francia che le élite disprezzano, ma si mostra in compagnia dell’erede di un patrimonio di diverse centinaia di milioni di euro, proprio mentre gli agricoltori infuriati marciano su Parigi: questa scelta non è passata inosservata”. Ma vi rendete conto della pochezza? Cioè, questo manco di una ricca si può innamorare? Deve sposare una proletaria, magari grassa e coi peli sotto le ascelle? Qui siamo arrivati ben oltre il golf in cashmere di Bertinotti. Qui siamo alla richiesta che un leader politico “populista” vada a letto — sempre che siano davvero una coppia — solo con una contadinella povera in canna.
- Lilli Gruber ieri sera ha aperto la puntata sul giovane egiziano ucciso da un marocchino accostandolo alla settimana del decreto anti-maranza ideato dal governo. Come buttarla in vacca. “La realtà è che in una scuola italiana si muore”, sostiene la nostra. Ora: mi spiegate cosa c’entra il governo se un marocchino ammazza un egiziano in una scuola pubblica?
- Su una cosa tuttavia concordo: inasprire le norme non sempre è la risposta giusta. Voglio dire: un ragazzo che prende un coltello in cucina, va a scuola e ammazza il compagno di classe, secondo voi lo fermiamo con un decreto che gli impedisce di girare coi coltelli? Vi ricordo che anche uccidere è reato, reato punito severamente dalla legge. Eppure questo non ha impedito a Saif di spappolare la milza a qualcuno.
- Secondo Floris e Giannini la colpa della morte del ragazzo sarebbe della destra che si oppone all’educazione sessuo-affettiva a scuola. Ma che c’entra? Secondo voi, se il marocchino avesse seguito un corso su peni, vagine, sesso e trans, avrebbe evitato di ammazzare il compagno di classe? Eddai.
- Vorrei anche dirvi che mi fa sorridere la generazione cresciuta negli anni 60-70-80 che fa la predica ai violenti di oggi quando “loro” sono quelli delle stragi, delle Br, dei morti ammazzati in strada eccetera eccetera eccetera.
- Adesso ditemi che a questi ragazzi che ammazzano coi coltelli bisogna “capirli”.
- Quello che voglio cercare di farvi capire è questo. Non serve mettere nero su bianco l'ennesimo divieto di acquisto di coltelli da parte dei minorenni (quello era un coltello da cucina, mica puoi vietarli tutti no?). Il punto è fare in modo che se giri con una lama nello zaino senza motivo (il che, vi informo, è già illegale), se minacci qualcuno fuori da scuola (come pare sia successo), se aggredisci, rubi, scappi ad un alt della polizia DEVI subire una qualche conseguenza. E non due buffetti o un obbligo di firma, qualche ora in cella e poi liberi tutti. No. Occorre far capire ai ragazzi non solo che uccidere è sbaglia (educazione) ma anche che ogni loro azione ha una conseguenza grave, da cui non si torna indietro (repressione). Chi ammazza un compagni di classe merita di stare in carcere per tutta la durata della pena, si spera lunga.
- A parte che l’assassino di Abu aveva 19 anni e non era un ragazzino: alla sua età può guidare, votare, aprire un conto in banca, sposarsi e avere un figlio. È un giovane, non un pargolo. E poi la formula giusta sarebbe “più educazione e vera repressione”. Nel senso che io vi aspetto al varco quando domani, passata l’indignazione per la morte di Abu, passerete tutti a sostenere che il killer — Zouhair Atif — debba essere aiutato, sostenuto e che presto meriti sconti di pena e lavori fuori dal carcere.