Firme «farlocche» in calce alle mozioni di sfiducia delle opposizioni. È bufera al consiglio comunale di Biella, con dodici consiglieri di minoranza che finiscono denunciati dal sindaco. È l'onda lunga del caso Delmastro e della Bisteccheria d'Italia, per cui si era dimesso, dopo l'assessore regionale Elena Chiorino, anche quello ai Lavori Pubblici di Biella, Cristiano Franceschini. Entrambi, erano soci nella nota 5 Forchette srl con l'ex sottosegretario alla Giustizia (nessuno dei tre è indagato), e con Miriam Caroccia.
Le opposizioni guidate dal Pd a Biella da tempo chiedono con forza un passo indietro, dopo quello di Franceschini, anche all'assessore al Bilancio di Biella, Amedeo Paraggio, che non era socio della 5 Forchette e non è indagato nei fascicoli aperti a Roma e Torino sulla vicenda. Ma viene tirato in ballo dalla minoranza perché quella società aveva sede nel suo studio. «Non ho nulla da temere. La sede legale della società non
è più a Biella dal 25 marzo scorso quando ho rimesso l'incarico», aveva detto in consiglio comunale Paraggio. La minoranza ha comunque presentato due mozioni di sfiducia. Solo che poi in commissione consiliare, nella discussione tra i capigruppo e il presidente del consiglio comunale che non aveva ammesso le mozioni, il consigliere del Pd Andrea Basso, segretario cittadino dei dem, si è lasciato andare a una affermazione. E cioè che le firme dei 12 consiglieri di minoranza a sostegno dell'atto sarebbero state «palesemente farlocche». È poi emerso che lo stesso foglio con quelle firme sarebbe stato usato anche per sottoscrivere la seconda mozione. Le parole di Basso sono finite nella registrazione audio della seduta e il sindaco Marzio Olivero, di Fdi, ha immediatamente avviato dei controlli: le firme sarebbero diverse da quelle apposte dai consiglieri nelle loro dichiarazioni di insussistenza di cause di ineleggibilità o incompatibilità acquisite dal Comune. E il foglio usato per la seconda mozione sarebbe «sovrapponibile»
a quello allegato alla prima tranne che per la data. Insomma ben due richieste di sfiducia sottoscritte con le firme «farlocche» di tutta la minoranza, che sarebbe però stata all'oscuro. Ne è stata poi presentata un'altra con firme vere, ma solo da cinque consiglieri.
Olivero ha deciso di sporgere denuncia in Procura. «Credo che in questo caso le evidenze fossero tali da escludere ogni margine di discrezionalità circa l'obbligo di riferire all'Autorità Giudiziaria - spiega il sindaco -. Esistono profili politici e di opportunità che investono tutto il consiglio, essendo coinvolti tutti i consiglieri di opposizione che hanno chiesto ossessivamente le dimissioni» di due assessori non indagati. Per il sindaco «l'aver eventualmente commesso un reato nello svolgimento delle funzioni e contro la fede pubblica dovrebbe costringere i moralisti alle dimissioni».