"Si è presa il Covid perché è ebrea". Insulti antisemiti pure alle compagne

Scritto il 10/05/2026
da Francesco Boezi

Nelle carte offese anche le vittime del terrorismo: "Rompono i c..."

Da una parte le intercettazioni interne, dove il sarcasmo sugli ebrei si ripete, dall'altra le azioni violente come quella contro l'Ugei (Unione dei giovani ebrei italiani) al Campus Luigi Einaudi. Nelle carte dell'inchiesta c'è la subcultura di Askatasuna: l'identità ebraica di Dana Lauriola, portavoce di "Aska" e storica militante, è oggetto delle conversazioni. "Si è presa il Covid perché è ebrea". E ancora: "Salvati da un'ebrea, una roba che non mi perdonerò mai" e "ci siam fatti salvare da un'ebrea". Sono frasi orizzontali, che riguardano l'interno del movimento. In altri passaggi, qualcuno di "Aska" sostiene che Amnesty International si sia attivato per la Lauriola perché "il presidente è ebreo": il soccorso etnico, insomma. Poi altre considerazioni esplicite come "gli ebrei non abbandonano i loro ragazzi". Insomma, un ricorso agli stereotipi che però riguarda "Aska" stessa. Poi c'è il fuori, l'esterno, la Torino occupata da "Aska".

Quella che va dal quartiere Vanchiglia ad Aurora, passando per i Murazzi e l'asse degli studentati. La sede storica, poi sgomberata, in corso Regina Margherita, lo Spazio popolare Neruda in corso Ciriè (un'occupazione che, secondo le carte, prevede un pagamento per chi ci dorme), gli spazi culturali lungo il Po, il radicamento all'Università, tra Palazzo Nuovo e il Campus Einaudi, fino al terreno di battaglia in Val di Susa. Il contropotere si è preso Torino e non intende mollarlo. Da ultimo con i tentativi di rioccupare la sede del centro sociale. I mezzi di sostentamento sono gli eventi, i concerti, gli spettacoli, le raccolte fondi, le sottoscrizioni, le collette per le spese legali, la cooperativa di supporto (La Testarda), la vendita di materiale politico e del merchandising, le iniziative benefit e le cene sociali, la gestione degli spazi occupati o autogestiti come basi logistiche, le reti mutualistiche e le attività solidali. Le azioni sono varie.

La guerriglia, sulla scia delle tattiche curdo-siriane, contro il Tav con gli "sparapatate" e le bombe carte, certo. Ma anche, sul fronte universitario, le rappresaglie contro l'Ugei. Un anno fa l'Unione dei giovani ebrei italiani cerca di presenziare a un'iniziativa torinese. "Con la scusa di non voler equiparare l'antisionismo all'antisemitismo, un gruppo composto da membri di Askatasuna, Cambiare Rotta e altri collettivi aveva deciso di organizzare un contro-convegno. Mai ci saremmo aspettati che avrebbero occupato l'aula. In testa a questo folto gruppo di pro Pal (circa 150 persone, forse di più) c'era Sara Munari, che è stata protagonista di diversi gesti violenti durante quel pomeriggio: aveva preso a spintoni l' autore del manifesto, e cercato di sferrare un ceffone a un ragazzo della delegazione Ugei", dice Luca Spizzichino, ex presidente dell'Ugei. Secondo il racconto la Munari, condannata in appello a marzo 2026 insieme ad altri per l'assalto all'Unione industriali "ha deciso di afferrare il bavero della mia giacca, dove c'erano le due spillette" sugli ostaggi del 7 ottobre. Per questa storia, esistono denunce contro ignoti. Continua il testimone: "Tra i ragazzi ebrei presenti quel giorno, rimasti con me fino all'ultimo: uno ha ricevuto un ceffone, a un altro hanno rotto gli occhiali, con le ragazze sono state addirittura più cattive, a una hanno provato ad attaccare una gomma da masticare sui capelli. Anche chi era con noi, non si è salvato dalla violenza di quella che si autodefinisce Intifada Studentesca", chiosa Spizzichino.

Del resto, il clima a Torino è quello che è. Qualcuno di Aska, nelle intercettazioni, fa sapere di avere un'opinione anche sulle vittime degli anni di Piombo. "L'Italia è il Paese delle vittime...sono la categoria peggiore...i parenti delle vittime anni '70...quanto rompono i coglioni...". Intanto la Procura di Milano indaga sulle minacce a Lucia Musti, la procuratrice generale del Piemonte. Minacce che sono arrivate dal Nuovo Pci. Secondo il partito clandestino con sede in Francia (ma rete in Italia) la Musti fa parte della "mafia del Tav".

Il Nuovo Pci muove le fila dei Carc, a cui Aska ha espresso solidarietà dopo le perquisizioni di Napoli. Sigle distinte che coprono fette ideologiche diverse. Ma è una rete, un sodalizio, che ha trovato nella lotta al governo Meloni l'ennesimo legaccio.

FraBo