La fuga verso la Svizzera, il passaggio in Italia e il serpente tatuato: il mistero di Anastasia

Scritto il 03/07/2026
da Redazione web

La 39enne ucraina, il cui cognome è Berezovska, è ricercata per tentato omicidio. Secondo gli inquirenti avrebbe lasciato il Principato a piedi per poi viaggiare travverso Italia, Svizzera e sarebbe stata individuata a Francoforte

La persona che ha messo la bomba lunedì scorso nell'abitazione dell'oligarca ucraino Vadim Ermolaev e della sua famiglia è una donna: il suo nome è Anastasiia Berezovska, ha 39 anni, è ucraina, ed è nota “per i suoi legami con la criminalità organizzata”. Dopo l'azione compiuta nel Principato di Monaco, sarebbe fuggita in Francia e da lì in Italia. Avrebbe recuperato un'auto a Beausoleil, in Francia, dove è arrivata a piedi dopo l'attentato. Avrebbe attraversato il confine italiano passando da Ventimiglia il giorno stesso dell'esplosione. Alla guida dell'auto con targa tedesca, avrebbe poi raggiunto direttamente la Svizzera. La sospettata sarebbe stata avvistata a Francoforte: lo scrive Reuters, citando una fonte giudiziaria di Monaco. La polizia tedesca ha fatto sapere di aver perquisito l'appartamento in affitto e l'auto della donna. “Sono state raccolte prove, la donna ricercata è attualmente in fuga”, hanno riferito le autorità tedesche. Berezovska nei giorni precedenti l'azione avrebbe fatto alcuni sopralluoghi travestita da uomo. La polizia ha perquisito la sua abitazione a Berlino. Ermolaev, 58 anni, originario dell'Ucraina e di nazionalità cipriota, la compagna e il figlio sono ricoverati in due ospedali a Nizza.

L'allerta dell'Interpol su Anastasia Berezovska

La Red Notice dell'Interpol e l'identikit della sospettata

Interpol ha diffuso il suo nome attraverso una Red Notice pubblicata sul proprio sito, chiedendone l’arresto. Secondo l’avviso internazionale, Berezovska è nata in Ucraina, ha i capelli scuri, parla tedesco e avrebbe un tatuaggio sul braccio destro, forse raffigurante un serpente, dalla spalla al gomito. Il mandato è stato richiesto dalle autorità del Principato di Monaco per tentato omicidio e altri capi d’accusa.

Ci sono volute 48 ore agli inquirenti per identificarla. Per gli inquirenti, Berezovska “non avrebbe agito da sola”. L'inchiesta giudiziaria si è infatti concentrata sull'esistenza di eventuali complici: “La relativa sofisticatezza dell'ordigno esplosivo e il modus operandi sembrano indicare che la persona che ha piazzato l'ordigno non abbia agito da sola”, ha spiegato Raymond. Altre due persone di sesso maschile sono state fermate nei giorni scorsi, ma, ha aggiunto il procuratore, “nulla permette di stabilire la loro complicità”. La loro custodia cautelare è stata quindi revocata.

Il telecomando, la borsa e le immagini di videosorveglianza

Secondo gli elementi raccolti dagli inquirenti, la famiglia di Ermolaev stava tornando da una cena in riva al mare al momento dell'attentato. La sospettata avrebbe estratto un pacco nascosto in una borsa, prima di recarsi sulla soglia dell'edificio per verificare l'identità delle vittime. L'ordigno sarebbe stato poi azionato con un telecomando, ha precisato il procuratore.

La persona sospettata di aver piazzato l’ordigno esplosivo era stata ripresa più volte dalle telecamere di sorveglianza nei giorni precedenti l'attentato, secondo quanto appreso da una fonte giudiziaria da Le Parisien. Secondo il quotidiano francese, la donna, tuttora ricercata dalle autorità monegasche per tentato omicidio, si era recata nei pressi dell'edificio anche la mattina stessa dell'attentato, con l'obiettivo di osservare le abitudini e gli spostamenti di Ermolaev, tycoon ucraino indicato dai media francesi come vicino alla Russia.

Le prime immagini di videosorveglianza mostravano quella che inizialmente sembrava la sagoma di un uomo, con un berretto nero e abiti larghi. Un'analisi più approfondita delle registrazioni ha però permesso di individuare diversi passaggi della stessa persona, con abbigliamento identico e la stessa borsa, nei giorni precedenti all'attentato nel Principato. Questa identificazione ha consentito agli investigatori di risalire all'auto a noleggio immatricolata in Germania e individuata a Monaco.